Yale, La Stampa e poi…Brexit

Yale, La Stampa e poi…Brexit

Qualche giorno fa la libreria ha ricevuto un riconoscimento internazionale. Siamo “la libreria del mese di marzo” sul blog ufficiale di Yale University Press.
Non nascondo che per me ed Elena è stata davvero una soddisfazione. Anni e anni di lavoro, tutto sommato serio e oserei dire certosino anche se condito sempre da risate e sottovalutazione di noi stesse in quanto libraie, sono stati finalmente notati da qualcuno. Ovviamente lascio da parte tutta la schiera di clienti fedeli che ci conosce da anni e che già apprezzava il nostro lavoro e che noi amiamo con tutto il nostro cuore. L’idea che qualcuno di respiro così ampio e di livello così alto si sia accorto di noi, un piccolissimo cliente italiano da un fatturato risibile, beh vuol dire che effettivamente la libreria OOLP è davvero uno scrigno di meraviglie. Non lo pensiamo solo noi e i nostri amati clienti.
Ebbene, a questa bella, bellissima soddisfazione, in questa settimana si è aggiunta una intervista sulla cronaca locale de La Stampa, che ha fatto conoscere ai Torinesi questo nostro traguardo. Non nascondo il piacere di ricevere attestati di stima, affetto e amicizia da clienti, amici, sconosciuti che però da lontano ci osservano evidentemente (ma perché non entrate a vedere effettivamente cos’è la libreria Oolp?): Insomma è stato bello.
Ma la cosa più divertente di tutte è che in tutto questo essere internazionali e colti, se oggi uno si ferma davanti alla nostra vetrina non c’è un libro inglese o americano. Se date uno sguardo a Instagram, i pochi libri anglosassoni che troverete sono usciti prima di Natale. Perché noi è da Natale che non riceviamo un libro dall’Inghilterra e quindi dall’America. Tutto bloccato in dogana, 500 e passa kg di libri bloccati in dogana a Malpensa. Plichi di documenti da compilare, fatture di sdoganamento in uscita e in entrata in Italia… Forse la prossima settimana qualcosa comincerà ad arrivare dopo mesi di astinenza. E vi giuro è vera e propria astinenza perché non di soli libri italiani, francesi e tedeschi vive l’uomo (e comunque larga parte dei libri tedeschi, giapponesi, australiani, canadesi passano comunque dall’Inghilterra).
Oggi sfogliando Instagram c’era un post del V&A sul catalogo della mostra su Alice nel paese delle meraviglie. Una mostra che deve essere davvero una meraviglia come solo un museo unico come il V&A può concepire. Ebbene mi sono trovata a fantasticare su un libro che non so se è quando vedrò. Se già la pandemia ci ha limitato nei viaggi, nella curiosità, nella libertà di poter muoversi per conoscere, Brexit ha rincarato la dose limitando le merci e quindi, in questo caso, il surrogato del viaggio che al momento non possiamo più fare. Quando finirà questo supplizio? 

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