Mi ero ripromessa di scrivere una volta a settimana…

Mi ero ripromessa di scrivere una volta a settimana…

Mi ero ripromessa di scrivere una volta a settimana, invece mi accorgo che sono passate 2 settimane
e so già di avere su di me lo sguardo di disapprovazione di Elena che non osa dire niente, ma in
cuor suo mi sta rimproverando quotidianamente da quando ho superato il settimo giorno.
La verità è che le giornate passano che non me ne accorgo e francamente non me lo sarei aspettato
in questo periodo. E’ come se da mesi vivessimo tutti nel Giorno della Marmotta, non so se
ricordate il mitico film con Bill Murray e Andy McDowell Ricomincio da capo, in cui lui si
svegliava tutti i giorni rivivendo lo stesso giorno, solo che era l’unico ad averne la consapevolezza,
mentre gli altri intorno vivevano quel giorno come la prima volta. Noi siamo tutti intrappolati in una
vita sempre uguale, fatta di lavoro, casa, casa, lavoro. Senza nessun orpello che ci possa aiutare a
individuare nella memoria le singole giornate: un film al cinema, uno spettacolo a teatro, un caffè
con un amico, una festa di compleanno di un compagno di scuola di un figlio, la visita ad una
mostra… nulla.
Ci ritroviamo ad avere come uniche risorse di svago la radio (santa e benemerita), la tv (quella
buona, fatta di serie eccellenti, più belle dei film più belli) e di libri. Allora pure io, che negli ultimi
anni sono stata letteralmente risucchiata da 4 figli piccoli e immensamente richiedenti, non potendo
più occupare il pochissimo tempo libero con gli amici perché ci è precluso, ho riscoperto l’immensa
amicizia con i libri. Intendo quelli letti, non i libri di immagini sfogliati e risfogliati e guardati mille
volte. La differenza è questa.
Col mestiere che faccio, come vi dicevo l’ultima volta, l’amore per l’oggetto libro, ha contraddistinto
la scelta professionale mia e di Elena. Ho il privilegio di vivere la giornata (anzi, in verità metà di
essa) in mezzo a libri meravigliosi. Libri con una qualità estremamente elevata in termini di immagini,
ricerca, rifinitura, e questo mi ha portato a amare l’oggetto, indipendentemente dal suo contenuto.
Da quando invece mi sono rimessa a leggere, vuoi perché è l’unico modo per passare il tempo
libero, come dicevo prima, vuoi perché i bambini sono un pochino più grandi, mi sono di nuovo
ricordata di quanto è estremamente bello anche il lavoro di chi fa il libraio nel senso vero della
parola. Colui che vende storie, parole, mondi diversi dal proprio sui quali affacciarsi.

Che bel mestiere fare il libraio, poter consigliare un autore, un racconto in base a ciò che la persona
di fronte ti fa capire di se stesso o di quello che vuole. Quanto bisogno c’è di questo rapporto
umano, dell’intimità che si crea con un cliente che ti svela una richiesta, una necessità o una
passione. E’ un bisogno reciproco, il libraio per il lettore e il lettore per il libraio, ma è una
dipendenza positiva, virtuosa, che produce pensiero, cultura, senso critico.
Al termine di un anno come quello che, grazie al cielo sta finendo, in cui i colossi delle vendite
online (senza fare nomi…) hanno moltiplicato i loro fatturati e al termine di uno scandaloso Black
Friday
da tutto esaurito, io sono contenta. Sono orgogliosa tutte le volte che vedo che da noi la
giornata è andata bene e un sacco di clienti sono usciti soddisfatti con i loro libri sotto braccio, che
altri librai hanno fatto il pieno di ordini on line e sono pieni di pacchi da spedire…
Grazie a tutti coloro che hanno compreso l’importanza e l’arricchimento reciproco della vendita
diretta nella libreria, sperando che quello innescato sia un trend che prosegua anche negli anni a
venire. Sappiamo che è più impegnativo, più faticoso e più costoso probabilmente di un semplice
clic dal divano, ma è un altro piccolo passo nella direzione giusta.

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